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La curiosità è il mio algoritmo preferito.
E oggi mi ha riportato su un punto che considero vitale per qualsiasi professionista che vuole mettersi online senza trasformarsi in un personaggio.

L’innesco è stato un episodio del podcast di Robin Good (da Brand a Friend), #405 – “Autorevole Senza Scrivere”.
Me lo sono riascoltato, ho preso appunti e ho deciso di riassumerlo qui perché è una chiave semplice che molti ignorano: la credibilità non nasce dal “saper scrivere bene”. Nasce dal saper fare chiarezza.

Per capirci, Robin lo dice in modo molto diretto:

“Viviamo in un mondo di sovrabbondanza.” — Robin Good
“Avere nuove idee in questo mondo qui vale sempre di meno.” — Robin Good
“Serve la capacità di valutare, scegliere e mettere in evidenza ciò che vale da ciò che non vale niente.” — Robin Good

Fine. Dentro c’è già mezzo articolo.


Il blocco più comune: “Io non sono uno scrittore”

Se sei un professionista serio, di solito sei pagato per questo:

  • ridurre errori
  • accorciare i tempi
  • far prendere decisioni migliori

Eppure quando si parla di online, la frase è spesso:

“Dovrei pubblicare di più… ma io non sono uno scrittore.”

Il punto è che qui si confondono due cose:

  • scrivere bene
  • farsi capire e farsi scegliere

Non sono la stessa cosa.
L’autorevolezza non è stile. È criterio visibile.


Il paradosso di oggi: non manca la creatività, manca l’orientamento

Siamo già dentro la sovrabbondanza: contenuti, strumenti, metodi, opinioni. Troppa roba.

Quindi oggi il valore non sta nel dire “ecco la mia idea”.
Sta nel dire:

  • questa cosa quando funziona
  • per chi funziona
  • cosa ti farà perdere tempo
  • cosa viene prima e cosa viene dopo

Questa è competenza vera, non letteratura.

E qui arriva il punto chiave: per fare questo non serve essere scrittori. Serve esperienza.


Il problema reale: pubblicare senza un sistema

Molti professionisti si sono convinti che “costanza” sia la soluzione.

La costanza è utile, certo. Ma senza struttura diventa fatica e rumore.
E quando diventa rumore, succede questo:

  • tu ti stanchi (perché ogni post è una partenza da zero)
  • chi legge ti “segue”, ma non capisce bene cosa fai
  • arrivano contatti vaghi (“info?”, “mi dica qualcosa”)

Non è un problema di scrittura. È un problema di chiarezza.


La trappola dell’AI: testo perfetto, fiducia più bassa

L’AI può essere un acceleratore enorme.

Ma se la usi per scrivere al posto tuo in modo troppo “perfetto”, rischi una cosa semplice: online sembri una persona, dal vivo un’altra.
E quando non coincidi, la fiducia scende anche se il testo è bellissimo.

Quindi sì all’AI, ma con un criterio:

  • serve a tagliare
  • serve a riordinare
  • serve a semplificare

Non serve a cambiare voce.


La strada pratica (di Robin): non scrivere di più. Scrivere più chiaro.

Il cuore del ragionamento di Robin, almeno come me lo porto a casa, è questo:

In un mondo pieno di idee, diventa prezioso chi sa:

  • riconoscere cosa conta
  • collegare i punti
  • dire “questo sì / questo no”
  • dare contesto
  • mettere ordine

Io lo traduco in “lingua da lavoro” così:
non devi aumentare le parole. Devi aumentare la leggibilità.

E per farlo, serve uno schema semplice.


Uno schema semplice per pubblicare senza ansia (sintesi mia)

Quello che segue non è una citazione: è il modo più pulito che ho trovato per rendere pratico il concetto.

Ogni contenuto che pubblichi dovrebbe rispondere a queste 6 cose:

Qual è il problema (una frase)

Qual è la soluzione in parole semplici (una frase)

Quando funziona (2 righe)

Quando NON funziona (2 righe)

Cosa fare adesso (3 frasi, generali)

Come capisco se è interessato davvero (se fa domande)

Cosa fare adesso (3 frasi, generali)

  • Scegli un problema solo e parla di quello.
  • Dai un passo concreto che si può fare oggi.
  • Metti un limite: quando funziona e quando no.

Questa struttura fa una cosa che molti contenuti non fanno: aiuta l’altra persona a orientarsi.


La metrica più onesta: “mi fa domande”

Qui ci metto la mia esperienza: un contatto diventa interessante quando smette di restare vago e inizia a fare domande vere.

Di solito il passaggio è questo:

  • prima: “Cosa devo fare esattamente?”
  • poi (giustamente): “Ok, quanto costa?”

Se arrivano queste domande, non stai più parlando al vento.
Stai parlando con qualcuno che sta valutando davvero.


Quando funziona (e quando no) questo approccio

Funziona molto bene se:

  • il tuo settore è pieno di confusione
  • la gente è sommersa da opzioni
  • il tuo valore è far risparmiare tempo ed errori

Funziona male se:

  • scrivi frasi che potrebbe dire chiunque (senza esempi, senza limiti)
  • eviti di dire “quando non funziona” per paura di perdere pubblico
  • pubblichi senza una struttura ripetibile (quindi ogni volta ti spremi)

Come usare l’AI senza perdere te stesso

Se vuoi usarla bene, io la userei così:

  • “Rendilo più chiaro, non più elegante”
  • “Accorcialo senza cambiare il senso”
  • “Mettilo in ordine”
  • “Dammi 10 esempi, poi scelgo io i 2 migliori”

Regola: l’AI deve aiutarti a essere più comprensibile, non più finto.


Non serve scrivere meglio.
Serve far capire meglio. E far vedere che hai criterio.

✍️ Articolo scritto da Fabio Ciabattini — perché la curiosità è sempre il mio algoritmo preferito.

Esperto di advertising digitale. Motivatore, strategico e creativo, aiuta a ottimizzare budget evitando sprechi. Offre supporto e soluzioni personalizzate per crescita, lead di qualità e risultati immediati.